Inps: Vendita al dettaglio di prodotti agricoli e alimentari. Riflessi sull’inquadramento previdenziale delle aziende agricole

L’INPS, con una circolare del 22 maggio scorso, ha precisato che l’attività di vendita diretta di

prodotti agricoli e alimentari da parte degli imprenditori agricoli, sia quelli propri che quelli acquistati da altri, non fa venire meno i requisiti per la definizione agricola dell’azienda.

 

Pertanto, le aziende che svolgono unitamente all’attività di coltivazione del fondo, della selvicoltura e dell’allevamento di animali, l’attività di vendita al dettaglio di prodotti propri e non propri, continueranno ad essere assoggettate a contribuzione agricola unificata.

 

Il comma 700 dell’articolo 1 della legge di Bilancio 2019, nel confermare la possibilità di esercitare la vendita al dettaglio dei prodotti agricoli e alimentari da parte degli imprenditori agricoli, singoli o associati, ha modificato l’articolo 4 del decreto legislativo n. 228/2001 specificando, al comma 1-bis, che i suddetti prodotti possono anche appartenere ad uno o più comparti agronomici diversi da quelli dei prodotti della propria azienda ovvero che i prodotti oggetto della vendita al dettaglio possono essere diversi da quelli provenienti dalle colture e/o allevamenti di animali normalmente e ordinariamente praticati dai produttori presso le proprie aziende e, pertanto, acquistati sul mercato (avevamo analizzato le novità della Legge di Bilancio nell’ edizione di Gennaio del nostro Notiziario: maggiori informazioni al seguente link)

 

Due le condizioni:

1. i prodotti destinati alla rivendita al dettaglio devono essere direttamente acquistati da altri imprenditori agricoli;

2. il fatturato derivante dalla vendita dei prodotti provenienti dalla propria azienda deve essere prevalente rispetto al fatturato proveniente dal totale dei prodotti acquistati da altri imprenditori agricoli.

 

Per quanto attiene la prima condizione è, dunque, necessaria l’assenza di qualsivoglia attività di intermediazione commerciale. Pertanto, il trasferimento dei prodotti da destinare alla vendita al dettaglio deve avvenire direttamente tra due imprenditori agricoli.

La “prevalenza”

Relativamente alla seconda condizione, il concetto di prevalenza, nel caso di specie, è riferito al solo fatturato e non alla quantità di prodotti acquistati da altri imprenditori agricoli. Pertanto, qualora quest’ultima sia maggiore della quantità destinata alla vendita proveniente dalla propria azienda, la condizione di cui alla precedente lettera b) è comunque rispettata se, il fatturato dei prodotti acquistati da altri imprenditori agricoli e destinati alla vendita al dettaglio è inferiore al fatturato dei prodotti propri.

 Conferma pertanto l'orientamento oramai ampiamente consolidato, per cui se il prodotto acquistato da terzi è merceologicamente diverso da quello ottenuto sul proprio fondo, la prevalenza va misurata in termini di valore (quindi anche di fatturato) non potendosi adottare il criterio quantitativo.

 

Modalità di compilazione

La stessa circolare indica anche la modalità di compilazione della Denuncia Aziendale (D.A.),

relativamente ai campi che interessano tale casistica.

 

Considerato che l’attività di vendita al dettaglio dei prodotti agricoli e alimentari deve essere

svolta, secondo il dettato normativo, da soggetti che esercitano come attività principale quella

di produzione agricola, potranno essere considerate tali le aziende tenute alla compilazione dei quadri F, G, H (terreni, allevamenti e macchine agricole) della D.A.

 

Per ciò che attiene alla compilazione del campo relativo al fabbisogno aziendale, nel quadro E

del modello D.A., si evidenzia che nella quantificazione delle giornate lavorative previste

vanno indicate quelle occorrenti per la coltivazione e l’allevamento e non sono ricomprese quelle relative all’attività di vendita al dettaglio.

Queste ultime sono invece inserite nel campo “note” del modello D.A.

Maggiori informazioni presso i nostri uffici.


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